Museo delle pialle

(Collezione privata)

...da sempre sono stato attratto da ogni piccolo oggetto " vecchio" che trovavo nella piccola bottega di falegnameria di mio nonno e mio padre..

Una pialla, uno scalpello, un pezzo di legno, un mobile da restaurare, tutto ciò che potesse attirare la mia attenzione di bambino curioso. Questa mia curiosità con il passare del tempo si è trasformata in una vera passione che coltivo ormai da più di venti anni, raccogliendo nella mia piccola collezione circa 400 pezzi tra pialle,  trapani a mano, seghe, banchi da lavoro e articoli di vecchie falegnamerie.

Ogni singolo pezzo ha una sua storia, un suo vissuto e quando lo tengo tra le mani, e lo osservo, mi sembra quasi di percepire che ha un'anima, mi sembra di
sentire il calore delle mani del falegname che lo ha creato, che con pazienza e abilità ha intagliato quel tronchetto di legno per crearsi una pialla, per crearsi quello che sarebbe diventato il suo oggetto di lavoro di tutti i giorni.

La definisco un'arte costruire una pialla, tra le più significative ho pialle del 1875, pialle del 1920, ho pialle con più di cento anni e sono perfette, il legno di rovere, il legno di noce non ha subito nessun cambiamento, levigate perfettamente, intagliate con decori vari e molte con incise le proprie iniziali come se il falegname volesse  dire: pialla, ti ho creata e sei mia!

Ho ereditato molti pazzi della collezione da mio nonno e molte cercando in mercatini dell'antiquariato.

Ho pialle che provengono da falegnamerie di tutta Italia , altre da falegnamerie francesi ed una pialla, la quale sono molto affezionato l'ho acquistata al mercatino di San Telmo a Buenos Aires in Argentina...

A volte quando mi soffermo a guardare le pialle mi viene da dire:

non si possono apprezzare gli oggetti del presente,
immaginando gli oggetti del futuro,
senza amare gli oggetti del passato.

Carlo Anselmi

Alcuni modelli di pialle in legno:

Pialla per sgrossare, detta anche sgrossino o sbozzino. Era la prima pialla usata per sgrossare le tavole segate rozzamente. Solitamente è lunga dai 25 ai 35 cm, ha la suola piatta ma il filo tagliente è curvo (convesso) in modo da asportare forti spessori di materiale. Ha la feritoia un po' più larga delle pialle per la finitura, proprio perché produce
dei trucioli più grossi. È molto faticosa da usare, tanto che in francese viene chiamata galera.

Pialletto a finire, utilizzato per la finitura delle superfici. Solitamente il ferro ha il filo tagliente diritto, ma gli spigoli sono smussati per non produrre delle rigature sulla superficie da piallare. Il pialletto generalmente è lungo dai 20 ai 25 cm.

Piallone, simile al pialletto a finire, ma molto più lungo (dai 65 ai 75 cm) permettere di eseguire fili diritti sulle assi e di rettificare grandi superfici. Il maggior peso fornisce maggiore inerzia, e quindi la piallatura risulta più scorrevole, anche su legni con venatura ritorta o con nodi. In passato il piallone veniva usato anche per rettificare il banco da falegname.

Pialla a lama dentata, provvista di una serie di scanalature sul coltello e utilizzata per preparare le superfici da impiallacciare o per i legni a venatura molto irregolare.

Pialle da bottai, caratterizzate dall'avere il corpo non diritto ma curvo. Permette di ottenere dei pezzi curvi, quali, ad esempio, le doghe utilizzate per la costruzione delle botti o dei tini in legno.

Un incorsatoio per realizzare cornici Sponderuole. Pialla, solitamente sottile di spessore, caratterizzata dall'avere il coltello della stessa larghezza del corpo della pialla. I trucioli escono dall'apertura laterale. Sono utilizzate per eseguire incastri, battenti, o modanature. In quest'ultimo caso può essere chiamata bastone o guillaume, termine francese in uso in
anche Piemonte.

Incorsatoi
Pialla simile alla sponderuola ma caratterizzata dall'avere il coltello e il corpo sagomato in varia foggia per permettere di realizzare cornici o modanature 

 
 
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